sabato, 27 dicembre 2008
Le difficoltà con le quali molti potenziali interessati cercano di affacciarsi al mondo dell’arte contemporanea sono praticamente tutte legate alla distanza del loro gusto da quello degli autori celebri e di quelli che pagano per fi nire sulle riviste specializzate e in gallerie raffinate.

Questi "luoghi" sono considerati, per via di un fattore umano che non biasimo, dei modelli di gusto e delle soluzioni per potersi orientare nel mondo delle arti fi gurative odierne. Una sorta di tappeto rosso che non ha né capo né coda appena si ha la possibilità di vederlo con i propri occhi e non all’interno di una telecamera, ma che al tempo stesso è prepotentemente un modello troppo forte per non essere imitato.

Vivere nel nuovo millennio signifi carischiare di farlo in modo frenetico: molti mi chiedono in poche parole di spiegare loro un sistema complesso e malsano, in modo da fornire una soluzione estetica e magari anche un suggerimento per chi ambisce ad essere artista.

Perché invece non essere più sicuri del proprio gusto e dimenticare ciò che non si ritiene rilevante e che non colpisce la propria sensibilità? Perché sentirsi ignoranti se alla base di tutto dovrebbero essere ancora determinanti i nostri sentimenti?

Evidentemente l’arte fi gurativa che arriva ai nostri occhi non è più in grado di fare il proprio dovere. Ed è quello che accade realmente ogni giorno. Che ci sia molta confusione ce lo siamo detti tante volte, ma quello che disorienta di più è il fatto che sia già stato calcolato con tutte le contromisure possibili e immaginabili un modo per proseguire: se da una parte le nuove generazioni sono impostate al rispetto di qualcosa che non capiscono e che accettano al di sopra di loro, come se tutto fosse un’autorità, "l’arte del fare" torna ad essere per pochi dopo aver trascorso qualche decennio a spacciarsi per sdoganata e per tutti.

Nei secoli scorsi la possibilità economica della propria famiglia era drasticamente selettiva: quando sento dire che "l’arte non è da tutti" (detto da chi intende che la genialità è innata in pochi) a me viene invece in mente che ora è tornato lo stesso problema del passato: imporre arte non è nient’altro che imporre un prodotto e strategie di mercato dimostrano che quest’ultimo non debba necessariamente essere di qualità.

Tutti i messaggi subliminali o espliciti sono coerenti tra di loro: chiunque si deve sentire ricco e chiunque si deve sentire in colpa per non essere riuscito a concretizzare un progetto. Oggi essere polemici è una colpa, non è un comportamento costruttivo. Di pari passo l’arte: in un sistema dove si deve spendere per guadagnare, pare sia un tabù criticare il mercato mentre lo si scambia per il mondo dell’arte stesso.

Questa mentalità è fi nalizzata a farci tutti consumatori, perdendo il valore dell’oggetto in questione, mentre il progetto è quello di sentirci tutti imprenditori facendoci vendere sangue per ottenere rape. Tutto ciò a vantaggio di chi è in alto e raccoglie realmente profitto.

Ancora una volta il cambiamento non può essere rivendicato se non si prende in considerazione di cambiare dal basso, questa volta con l’informazione, l’intelligenza, e una formazione culturale che non comprenda le sciocchezze nelle quali è facilissimo perdersi e che purtroppo creano tristissime guerre tra poveri, che siano queste intellettuali o territoriali.

In risposta quindi a chi volesse capire, fare, pensare l’arte consiglio di riconquistare il vero signifi cato della passione per ciò che ci interessa, della propria consapevolezza di sé, dei propri gusti ma sopra ogni cosa, più facile a dirsi che a farsi, un sincero invito a non vergognarsi mai per ciò che si prova, a saperlo esternare facendo così in modo che tutti noi possiamo essere un po’ meno raggirati da chi manovra i fili. Concludo con due aforismi: il primo è una mia considerazione , il secondo è una provocazione di George Bernard Shaw, del quale era pubblico e tutt’altro che deplorevole il “vantaggio economico” della moglie.
L’istinto innato dell’uomo [che è tutt’oggi ancora privo di educazione] è il dare valore all’imitazione e non all’innovazione. Vendere ciò che non è come innovazione sfrutta il medesimo istinto.

"Tutte le professioni sono delle cospirazioni contro i profani."
George Bernard Shaw

Nicola Zinni

Pubblicato su Kronstadt 43, 10 dicembre 2008
postato da: enricobacciardi alle ore 18:31 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 23 dicembre 2008


Una folta ventina di persone, fra canzoni popolari (fra le quali ha inesorabilmente trionfato “Hanno ucciso  l’uomo ragno”) e felici bandiere, ha presentato in Piazza Vittoria la sua tranquilla e rivoluzionaria “marcia per la riforma del merito”. Marcia, che è efficace e ci ricorda anche il ventennio, perché “mobilitazione” è troppo di sinistra.

A capitanare la giostra - che fortunatamente contava più presenze sul palco che sotto, anche se magari la questura avrà da ridire - era l’eterno studente che ha tutti i motivi per dire “noi siamo gli amici dell’Università”: tanto amici che non solo le tentano tutte per girarsi i vari organi di rappresentanza, ma hanno anche un sacco di esperienza a riguardo data la spropositata lunghezza delle loro carriere universitarie. La cosa che rende un po’ perplesso lo spettatore medio è che di Università non si è parlato poi tanto, perché il grosso della discussione si poteva articolare in pochissimi punti, tutti ripetuti in lungo e in largo anche se in un ordine diverso, perché magari uno si sarebbe potuto accorgere che la discussione era un disco che durava solo 40 secondi, col “repeat” inserito.

Il più attinente all’Università era una critica feroce all’Onda e ai baroni in piazza a fare lezione “per difendere i loro privilegi”, che è una cosa divertente da dire, vista la corposa attività accademica di alcuni dei docenti; non si capisce, fra l’altro, quali privilegi avrebbero avuto da difendere facendo una semplice lezione in una piazza. A proposito dell’Onda, i coraggiosi leoni, nel nome della democrazia, dicono che “non bisogna dialogare con i manifestanti che vogliono cambiare il mondo facendo la rivoluzione”, qualunque cosa ciò voglia dire.

Per il resto, a rappresentare la meritocrazia nell’Università , un elenco di interventi di dirigenti e membri (virili e meno) di Azione Universitaria, Azione Giovani, Forza Italia, e così via, per chiunque capisca la differenza fra le varie figure: sembra una cosa banale ma effettivamente sfuggiva il legame col tema centrale visti gli interventi per lo più sconnessi riguardo a come “il ‘68 abbia contribuito a distruggere il merito” (40 anni fa, fortuna che si sono svegliati ora) seguiti da un quintale di autoesaltazione sul “come fare manifestazioni pacifi che, contrariamente a quegli altri là”. Di Università appunto non si è parlato molto: era chiaro che tutti i vari partecipanti non avevano molta esperienza a riguardo, anche perché il CV dell’attore medio del grottesco teatrino non contiene alcunché di accademico (per alcuni nemmeno una laurea).

Insomma, “tutto a parole nostre”, perché non si capisce cosa la meritocrazia in campo universitario abbia a che vedere coi loro passatempi: presenziare (e tenere) comizi di partito, ostentare un colossale assenteismo negli organi di rappresentanza studentesca (è suffi ciente guardarsi i verbali) e, soprattutto, non organizzare nessun tipo di eventi culturali o divulgativi in qualunque campo.

La domanda fi nale è una sola: quale sarà la sorte di questi personaggi qualora il merito venga veramente riconosciuto nel nostro allegro paesello? Se la chiave di volta è “produci o muori” è cosa molto dubbia che un comizio di AN in più possa aumentare di volume un curriculum accademico.

B. Folco Gentile


Pubblicato su Kronstadt 43, 10 dicembre 2008
postato da: enricobacciardi alle ore 05:09 | Permalink | commenti (2)
categoria:protesta, notizie, giovani, universita, onda, pavia, maiali
lunedì, 22 dicembre 2008


Duccio, come è iniziato il tuo rapporto con il dottor Pietro Caltagirone?
Un bel giorno (si parla del marzo 2007, n.d.r.) decido, in maniera del tutto personale, di intervistare Caltagirone con una videocamera. Ero all’ultimo di anno di liceo e stavo raccogliendo materiale per la mia tesina di maturità, il tema era l’etica nella gestione della cosa pubblica.


Perchè hai scelto di cercare proprio da Caltagirone ma teriale per la tua tesina?
Per due motivi. Era un dirigente pubblico di rilievo e inoltre, essendo io a conoscenza di un processo che lo aveva condannato in via defi nitiva proprio per reati contro la pubblica amministrazione, ritenevo che conoscere un suo parere sulla questione dell’etica mi sarebbestato utile.


E lui come ha reagito alla tua richiesta?
Lui ha acconsentito, mi ha in fatti concesso l’intervista nel suo uffi cio a Lecco, gli ho chiesto tra le altre cose se casi come il suo autorizzino a pensare che in Italia esista un problema sull’etica pubblica, lui mi ha espresso rapidamente il suo punto di vista, e l’intervista si è conclusa. Ma è dopo l’intervista che successe qualcosa di notevole.


Racconta.
Il fatto saliente ruota tuto sulla sua reazione. Subito dopo l’in tervista, non mi concede la liberatoria, ossia non mi autorizza a divulgarne i contenuti.


È un suo diritto.
Certamente, e infatti gli ho detto che non c’era alcun problema, ho questo materiale, non lo pubblico, me lo tengo per la mia tesina, e morta lì!


Ma...
Ma esattamente la mattina dopo egli telefona al mio preside, dell’istituto scolastico Grassi, dicendogli guarda che qui è arrivato un tuo studente, dicendo di fare non so quale compito per conto del liceo, prendi provvedimenti perché io potrei citare anche la scuola. Il preside mi convoca e mi invita a smarcare la scuola da ogni respnsabilità, cosa che faccio seduta stante, per iscritto, con mail in conoscenza al dott. Caltagirone. A quel punto, silenzio sulla faccenda, finché...


Finché...
Circa un mese dopo vado, assieme ad alcuni amici con i quali condivido questa mia idea politica dell’etica pubblica, all’ospedale di Lecco, munito di volantini.

Era la prima volta che volantinavi per le strade?
La prima volta, no. La prima volta contro Caltagirone e sull’etica pubblica, sì. Io non ho nulla di personale nei confronti della persona di Caltagirone, è questo che è fondamentale capire; io non provo alcun sentimento nei suoi riguardi, tanto meno di disprezzo o inimicizia, quello che semmai disprezzo è il calpestìo dell’etica pubblica, ossia il principio che egli rappresenta in maniera paradigmatica, e per questo che siamo andati a volantinare.


Dove esattamente?
A un convegno sulla Sanità, presenti Caltagirone e numerose autorità mediche e della politica. Distribuiamo un po’ di volantini, anche al Sindaco, arriva la Digos su richiesta della dirigenza dell’ospedale e ci fa allontanare. Dopo dieci giorni arriva la querela, nei riguardi di Duccio Facchini e Piero Ricca, contestandoci il reato di diffamazione. Pensa che la quere la era addirittura composta di tre querele, è diventato un querelifi cio: tre atti diversi per un fine medesimo. Nel farci causa, l’errore di Caltagirone è stato di confondere una critica politica e nell’interesse del bene comune con un’azione volta a danneggiarlo personalmente.


Quali erano le richieste di caltagirone nei vostri confronti?
Ad esempio ha richiesto il sequestro della mia tesina di maturità, per raccoglierla come strumento probatorio! Pensa con che furore, di quale veemenza è stata la sua reazione; sembra davvero che il dott. Caltagirone non sia mai stato abituato a delle domande! Perché noi gli abbiamo semplicemente rivolto una domanda, questa: hai i requisiti moraliper amministrarci, ce li hai? Perché a me sembrerebbe proprio di no, visti i tuoi trascorsi!


Perché credi che vi abbia denunciati?
Non lo so, forse sostanzialmente per intimidirci. E se può aiutarti a individuare la personalità, posso aggiungere che il dott. Caltagirone ha ritenuto, tramite delibera, di costituire l’opedale parte offesa, per cui le spese legali erano sulle spalle dell’ospedale di Lecco!


Come lo sai?
Loro hanno fornito la delibera con la quale si spiegava tutto questo. L’avvocato dell’ospedale non ha poi richiesto alcuna parcella (grazie, ha perso...), ma questo è secondo me un fatto chiave per capire la personalità di Caltagirone.


Quindi la denuncia non ha avuto seguito?
Fortunatamente, dopo un anno e mezzo di iter processuale il giudice ha ritenuto infondata la denuncia di Pietro Caltagirone.


Cosa sai del rapporto tra Caltagirone e la politica?
Caltagirone gode di larga fi ducia da parte di Forza Italia, appartiene all’ala laica, non ciellina, e gode di una sensibile riconoscenza all’interno della Giunta regionale, motivo per cui nel 2007/2008 Formigoni lo ha promosso come direttore generale della Fondazione San Matteo di Pavia, di cui tutti conosciamo il ruolo strategico in Lombardia.

Sei in grado di raccontarmi dettagli sull’inchiesta che lo ha visto indagato, e poi il processo che lo ha riguardato?
Questo lo si dovrebbe chiedere ai magistrati che hanno istruito il processo. Non era il diritto di cronaca che volevamo esercitare, bensì quello di critica! Non sono costretto a conoscere la rava e la fava di una querela per levare la mia voce, mi basta sapere che le frazioni strumentali del rapporto dei contratti ci sono state, sono state accertate, in nome di una necessità e di una emergenza che non c’erano! E che l’imprenditore Franco Maggiorelli ha perciò benefi ciato della concessione di un appalto alla sua azienda in una maniera del tutto iniqua!


Pensi che questa 'aggiudicazione preferenziale', oltre a ledere il principio etico del merito e quello economico del libero mercato, abbia prodotto anche un danno erariale?
Beh, se tu frazioni un appalto e lo dai a un tuo amico/socio non consentendo una gara regolare e alla luce del sole, mi sembra ovvio che si crei un danno erariale; perché, se fosse stata una gara alla luce del sole avrebbe vinto il miglior offerente. O sbaglio?


Non sai dirmi altro del processo?
So che sono stati usati degli strumenti, tra cui intercettazioni, grazie tra l’altro a Piercamillo Davigo che ha fatto parte del processo di appello, per cui si è acclarato che tutti sapevano che l’appalto non sarebbe andato al miglior offerente, ma a Maggiorelli, in base a questa regoletta fi ttizia, parcellizzare le commissioni in maniera strumentale, dicendo 'abbiamo l’urgenza, affidiamo l’appalto a loro'! Ma ripeto, non è il mio dovere sapere come sono andate le cose, non sono un giornalista né sono un giudice. Noi vogliamo far riflettere le persone su un punto di etica sostanziale. Il nostro richiedere le dimissioni di Caltagirone è volto sostanzialmente a far sì che la gente si accorga di cosa succede all’interno della cosa pubblica, e che l’indignazione civica porti al cambiamento delle leggi che permettono a un pregiudicato per reati contro la pubblica amministrazione di avere ancora un ruolo di dirigente in seno alla stessa, mentre non potrebbero, ad esempio, fare l’infermiere! In effetti una recente legge regionale prevede già che i condannati anche in via non defi nitiva contro reati della pubblica amministrazione non possano diventare manager di un’azienda sanitaria lombarda. Ma tra i reati contemplati da questo provvedimento mancano sia il falso ideologico che l’abuso d’ufficio, ossia proprio i due reati contestati a Calta girone.


Pensi che ci sia un collegamento tra le due cose?
Non lo so.


Come pensi che la gente percepisca questa situazione?
Penso che nel nostro Paese la corruzione morale e il decadimento intellettuale si manifestino anzitutto in una nar cotizzazione delle coscienze: ognuno sa benissimo che Caltagirone non va bene, 'ma tanto è sempre così', 'si sa come vanno queste cose', 'ma tanto lo fa anche la sinistra'... Così non solo rischiamo di giocarci la qualità del servizio, ma cediamo anche del tutto a un’apatia delle cose, quelle piccole cose che non sono regolate dalla carta bollata della Cassazione ma dal buon senso, che quindici anni di italietta berlusconiana ci han fatto perdere, al punto da non distinguere più il legale dall’illegale, il responsabile dall’irresponsabile, da non percepire quanto un Caltagirone direttore generale rappresenti un problema di etica gravissimo, al di là della persona. La sanzione deve esserereputazionale, prima della cartabollata. Se no, anche la legge rischia di essere afona.


Duccio, se ti fosse data la possibilità di partecipare a un dibattito in pubblico assieme a Caltagirone, acconsentiresti?
Assolutamente sì.


Tu fai parte di un movimento civico, Qui Lecco Libera, che ha anche un blog. Cosa ti auguri che nasca da questa tua 'gita fuori porta' nella nostra Pavia?
Mi auguro che anche a Pavia nasca qualcosa non dico contro Caltagirone, ma che senta suo il diritto e l’urgenza di affermare con forza che chi ha danneggiato la cosa pubblica non può governarla.


S. Paru


Pubblicato su Kronstadt 43, 10 dicembre 2008
postato da: enricobacciardi alle ore 11:33 | Permalink | commenti
categoria:associazioni, comune, pavia, caltagirone, policlinico san matteo
martedì, 04 novembre 2008
Non so chi ringraziare per la varietà di spunti di discussione forniti negli ultimi due mesi. Da una parte abbiamo una serie di coraggiosi leoni che invocano “aggressione” e “legittima difesa”, spranghe e mazze chiodate alla mano. Da un’altra parte abbiamo l’ultima edizione di “come rendere la tua città sicura, for dummies”, edizione locale di Pavia, col benestare di un’entità che non si distingue bene nella nebbia, ma secondo la quale Pavia ha raggiunto livelli di criminalità colombiani. Altrove abbiamo l’ennesimo colpo di grazia all’Università e alla Ricerca, con tanto di contromosse, ufficiali e ufficiose, nazionali e locali.

Ma d’altra parte i coraggiosi leoni hanno come idolo una persona che fuggì fieramente in Inghilterra per evitare i processi, per poi tornare e accettare (altrettanto fieramente) la prescrizione. E d’altra parte la nostra Capitelli ha firmato l’infame ordinanza dicendo che “finalmente può farlo”, ad opera di una mano ispiratrice che, purtroppo per lei, è un ministro leghista. Per quanto riguarda l’Università, non si capisce a chi si siano ispirati invece i fautori della legge 133 contro la quale tutti protestano; c’è chi dice “agli Stati Uniti! Loro hanno le scuole private”, ma il paragone non regge poi tanto bene, anche perché dove noi abbiamo Tanzi e Tronchetti Provera gli USA hanno Apple, Google, e varie altre compagnie che sanno cosa vuol dire “investire nella ricerca”.

È un bel periodaccio, tutto incorniciato in una crisi finanziaria mondiale che vede un po’ sgretolarsi il mito del “laissez-faire”, con una serie di impopolarissimi interventi statali nell’economia. Per cui in Italia possiamo dire che “c’è grossa grisi ovunque e quindi anche noi dobbiamo tagliare qualcosa”, all’Università, ovviamente. D’altronde abbiamo la solita “emergenza sicurezza”, che da un po’ di tempo è sempre d’attualità. È difficile trarre conclusioni vedendo criminali con le spranghe, ordinanze ridicole o, semplicemente, immotivate e, a livello nazionale, continui sputi in faccia alla Ricerca, alla Cultura.

Non si capisce bene chi vinca in tutto ciò, sembra un campionato mondiale di roulette russa, col caricatore pieno.

Marco Cabizza
marco@autistici.org

da Kronstadt numero 42,
postato da: enricobacciardi alle ore 18:24 | Permalink | commenti (1)
categoria:kronstadt
venerdì, 17 ottobre 2008
Dalla "Provincia Pavese"

Scontri in Borgo Ticino, una notte di battaglia

Botte tra i giovani del Barattolo (sette all'ospedale) e di Forza Nuova, asserragliati fino all'alba Almeno tre persone denunciate dalla polizia che ha perquisito la sede del movimento di destra


PIER ANGELO VINCENZI

PAVIA. Il centro sociale il Barattolo dista poche decine di metri dalla sede di Forza Nuova. Pochi passi e sei nel circolo degli antagonisti di sinistra, se per caso ti sei sbagliato torni indietro e in qualche secondo sei in quello degli estremisti di destra. Un nonsense. E infatti l'altra notte, verso le dodici, c'è stato l'ennesimo scontro, questo il termine usato dalla questura di Pavia per definire la rissa tra i ragazzi del Barattolo e quelli di Forza Nuova. Il bilancio è di sette giovani feriti, tutti del Barattolo.
I feriti sono Antonino Lupi (torre d'Isola), Davide Guardamagna, Paolo Colucci, Alessandro Cajani, Matteo Tacchinardi. Alberto De Lorenzis e Alessio Tamburrano. Uno scontro in via dei Mille, nella notte di mercoledì, ma anche uno scontro di interpretazioni dei fatti. Con i giovani del Barattolo che sostengono d'essere stati aggrediti, senza motivo, dai militanti di Forza Nuova, questi ultimi che parlano, in un comunicato, di assedio alla sede da parte degli antagonisti di sinistra. I ragazzi del centro sociale denunciano l'aggressione fascista, quelli di Forza Nuova denunciano le minacce di morte ai militanti asserragliati all'interno della sede (e difesi da un cordone di poliziotti, carabinieri, finanzieri). Difficile sbrogliare il bandolo della matassa, ma ci sarebbero tre, quattro persone denunciate. Le forze dell'ordine
avrebbero perquisito la sede di Forza Nuova in cerca di quelle mazze chiodate, di quei tirapugni che molti ragazzi del Barattolo hanno visto.
Racconta Giulio, la testa fasciata: «Ho una prognosi di dodici giorni: mi hanno inseguito con delle mazze, non so se di legno o di ferro. Erano una decina, picchiavano come dannati». Paolo Colucci: «L'altra sera al
circolo c'era un concerto, a un certo punto, verso mezzanotte, due ragazzi insanguinati sono arrivati qui disperati, erano stati picchiati dai fascisti di Forza Nuova. Sono uscito per capire cosa stava succedendo, quando ho visto corrermi incontro un gruppo di fascisti. Erano armati, mi hanno picchiato con un tirapugni e una mazza. Una roba da matti». Interviene un altro giovane: «Cosa aspettano per intervenire,
che ci scappi il morto?». In passato, raccontano al Barattolo, c'erano stati altri episodi inquietanti, mai così gravi però: «Scritte assurde, tipo uno cento mille Carlo Giuliani, insulti, intimidazioni, atti vandalici contro il centro, ma niente di simile». Fatto sta che nella notte tra mercoledì e giovedì Pavia è ripiombata negli anni Settanta.
Giovani di estrema sinistra e di estrema destra divisi da polizia, carabinieri, finanzieri, ma soprattutto teste rotte, braccia ferite, schiene bastonate. Nella civilissima Pavia, in una notte d'autunno eccezionalmente calda. E la manifestazione di ieri, iniziata alle 18, finita alle 20, via dei Mille bloccata per due ore, la città parzialmente militarizzata, ha ribadito la pericolosità della situazione. Con i giovani del centro sociale Barattolo che hanno gridato tutta la loro rabbia contro le forze dell'ordine.
«Polizia e carabinieri sono arrivati tardi - racconta un ragazzo che chiede di restare anonimo («Non vorrà scherzare, i picchiatori fascisti sono a piede libero, mi vengono a cercare se sanno chi sono») - , poi si
sono messi a difendere gli aggressori, una scelta paradossale, che si erano chiusi nella loro sede. Il fermo dei colpevoli è avvenuto dopo quattro ore di estenuante trattativa, il pericolo sembrava provenisse da
noi anziché dai fascisti che ci hanno preso a sprangate. E una volta in questura, a parte l'ufficio in cui facevano bella mostra di sé dei calendari del duce, ci hanno fatto aspettare un numero d'ore pazzesco».
Verso le 20 la manifestazione ha avuto termine. I giovani del centro sociale si sono dati appuntamento lunedì, quando si terrà l'assemblea d'ateneo (alle 14, ingresso centrale dell'università).



La reazione delle istituzioni e dei politici

Riunito il comitato per la sicurezza. Rifondazione: «Via il questore»


PAVIA. Il vice sindaco Ettore Filippi arriva poco prima dell'inizio della manifestazione di protesta dei giovani del centro sociale il Barattolo: «Il Comune sostiene questo circolo, anche quando non vengono
rispettati gli accordi presi con l'amministrazione sugli orari dei concerti. E' evidente che c'è un problema di vicinanza tra il Barattolo e la sede di Forza Nuova, una vicinanza insopportabile. Ma noi, come Comune, abbiamo le mani legate, non possiamo impedire un contratto di locazione, siamo in uno stato democratico. Comunque ci sono dei denunciati e del caso di occuperà la magistratura... Ribadisco, la
giunta non può chiudere la sede di Forza Nuova, non possiamo sostituirci alle forze dell'ordine». Ieri mattina, vista la gravità dell'episodio accaduto in via dei Mille, si è riunito il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, cui hanno preso parte anche il questore e il prefetto di Pavia. Il consigliere comunale Irene Campari non ha avuto parole tenere per il sindaco, Piera Capitelli: «Perché non è qui oggi, è questa l'attenzione per le politiche giovanili di questa giunta?». La risposta del sindaco: «Non sono andata per alimentare tensioni, è mio dovere aspettare la versione dei fatti delle forze dell'ordine. Che colgo l'occasione per ringraziare: l'altra notte hanno evitato il peggio». Francesco Anfossi, portavoce provinciale del partito comunista dei lavoratori: «Chiediamo le dimissioni del questore, del prefetto e del sindaco, che si sono rivelati incapaci di gestire questa situazione». Rifondazione Comunista ha incontrato ieri a mezzogiorno il prefetto Ferdinando Buffoni per chiedere le dimissioni del questore e la chiusura della sede di Forza Nuova.



Stavamo entrando al centro sociale e siamo stati aggrediti alle spalle

PAVIA. Aggrediti alle spalle da militanti di Forza Nuova mentre si recavano a un concerto reggae al Barattolo: è la versione di Matteo Tacchinardi e dell'amico Davide Guardamagna mercoledì notte intorno alle 23.30. Dopo pochi minuti, richiamati dai passanti, secondo la versione di quelli del Barattolo, sei ragazzi che stavano all'ingresso sono usciti dal centro sociale e sono stati accolti da una quindicina di
neofascisti incappucciati armati di spranghe, tirapugni e mazze, recuperate, proprio dentro la sede del partito. Fino a oltre le 4 più di cento persone hanno assediato la sede di via dei Mille. Il bilancio è di sette feriti con prognosi dai 3 ai 17 giorni e una notte in questura di denuncianti e denunciati. Entrambi i gruppi sono infatti stati rilasciati in tarda mattinata. «Io e un mio amico stavamo camminando quando un ragazzo di Forza Nuova fermo davanti alla sede ci ha chiesto se andavamo al Barattolo e conoscevamo una certa Isabella, noi gli abbiamo risposto di sì, ci ha detto di salutarla e siamo andati avanti. A quel punto lui e altri cinque o sei ci hanno aggrediti alle spalle con pugni e calci» racconta Matteo, 17 giorni di prognosi per il setto nasale fratturato e traumi multipli. «Mio figlio è apolitico, è stato usato come pretesto per creare una situazione di conflittualità politica» lamenta la madre, Laura Protti. E Matteo Conferma: «La politica non m'interessa ma ho sporto denuncia con il mio avvocato». Al Barattolo c'era un dj set reggae organizzato dal Collettivo Autonomo Universitario. In un comunicato i Corsari, Fattispazio e lo stesso Cau hanno denunciato «continue intimidazioni nei confronti di quanti si stavano recando alla festa».
I feriti chiedono giustizia, spiega l'avvocato Umberto Ferrari, legale dei primi due aggrediti: «Intendiamo costituirci come parte offesa e poi come parte civile all'interno del procedimento penale. E' sconcio che
accadano episodi del genere, se in una sede di partito ci sono armi e spranghe, va chiusa: è un problema di ordine pubblico». La vede diversamente Daniele Spairani, nuovo coordinatore provinciale di Forza
Nuova, presente ai fatti di mercoledì: «Ho sentito la nostra vetrina rompersi, abbiamo reagito e siamo stati costretti da un centinaio di persone nella nostra sede fino al mattino per poi trovare le nostre auto
con vetri rotti e le scritte "infami" incise con le chiavi». E le spranghe in sede? «Solo per difenderci». (a.gh.)




- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
postato da: enricobacciardi alle ore 09:53 | Permalink | commenti
categoria:politica, notizie, giornali, pavia, maiali, fatti agghiaccianti, codardi
giovedì, 16 ottobre 2008
16/10/08

Mercoledì 15 ottobre al CSA Barattolo di Pavia si è svolta una serata di musica
e   balli   contro   le   ordinanze   “anti-bivacco”,  organizzata  dal  Collettivo
Universitario Autonomo.
Fin dall'inizio sono state segnalate davanti  alla vicina sede di  Forza Nuova
continue   intimidazioni  nei   confronti  di  quanti   si   stavano  recando alla  festa.I
provocatori sono presto passati dalle parole ai fatti: costoro hanno aggredito tre
giovani pavesi, colpendone al volto uno. Quattro persone sono sopraggiunte nel
tentativo di soccorrere il  ragazzo ferito.  Gli aggressori,  dopo essersi  armati  di
spranghe, mazze chiodate e tirapugni recuperati all'interno della sede, si sono
scagliati con violenza contro gli amici dell'aggredito, colpendoli ripetutamente.
Le sette persone picchiate sono state trasportate al pronto soccorso: le prognosi
sono comprese  tra  i  3 e  i  12 giorni.  Al  sopraggiungere dei  partecipanti  alla
serata, alcuni dei vigliacchi sono fuggiti a bordo di un'auto e di un furgone, altri
si sono barricati all'interno della sede di Forza Nuova. Nonostante la tempestiva
chiamata al 113, le forze dell'ordine si sono fermate a debita distanza, lasciando
passare troppo tempo prima di intervenire.  Spontaneamente si è radunato un
cospicuo numero di persone in strada ad impedire la fuga degli aggressori nella
speranza di facilitarne l'arresto. Gli agenti di polizia, che si sono interposti tra i
manifestanti   e   l'ingresso   della   sede   di   Forza   Nuova,   hanno   poi   tentato   di
disperdere   la   folla.   Il   fermo   dei   colpevoli   è   avvenuto   dopo   quattro   ore   di
estenuante trattativa, durante la quale gli agenti si sono mostrati più ostili verso
le persone accorse che verso gli aggressori forzanovisti.

Questo vile attacco è avvenuto premeditatamente, con il solo fine di intimidire
e allontanare  i giovani  universitari  da uno spazio sociale,  tra  i pochi  luoghi di
aggregazione e riflessione in città. A dimostrazione di tutto ciò vi sono la fuga
preparata ad hoc, le armi pronte all'uso e l'inusuale apertura della sede di Forza
Nuova.
Sottolineiamo che questa gravissima aggressione è stata preceduta nei mesi
passati  da  diverse   altre,   insieme   ad  atti   intimidatori  e  danneggiamenti   alla
struttura del CSA.
Ribadiamo   la   necessità   di   chiudere   definitivamente   tutte   le   sedi   di
organizzazioni nazifasciste sul territorio pavese, nonché su quello italiano.
In questo particolare momento, in cui si parla tanto di “sicurezza” e di decoro
urbano, pare assurdo che si perseguano gli studenti e i migranti che si ritrovano
nelle aree cittadine, mentre vengono ignorate organizzazioni come Forza Nuova
che, invece, rappresentano il reale problema per l'incolumità di tutte le persone.

INVITIAMO   TUTTI   GLI   ANTIFASCISTI   AL   PRESIDIO   E ALLA CONFERENZA STAMPA CHE SI  TERRANNO OGGI ALLE ORE 18 DI FRONTE ALLA SEDE DI FORZA NUOVA A PAVIA in via dei Mille.

Collettivo Universitario Autonomo
Collettivo Co.r.s.a.ri.
Fattispazio
Studenti presenti alla serata





----------------------- ------------------------- ----------------------- ------------------------- ----------------------- ------------------------- ----------------------- -------------------------
(e io di mio aggiungo: i soliti codardi! Aggrediscono quando si sentono protetti, aggrediscono persone disarmate... codardi. Stupidi servi!)
postato da: enricobacciardi alle ore 09:27 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica, notizie, giovani, pavia, fatti agghiaccianti, codardi
sabato, 04 ottobre 2008


Comunicato della Rete delle Associazioni Pavesi - UniOnPv

Pavia – Giovedì 2 ottobre 2008, ore 23.30:

una volante della Polizia Municipale interrompe l'iniziativa “Welcome studenti fuorisede

(presso i locali dell'Associazione acquasumARTE, viale Partigiani 23), primo evento previsto dal progetto “La Città Partecipata”.

Il progetto di Pavia ha partecipato al bando nazionale ANCI classificandosi al primo posto e ottenendo un finanziamento di 360.000 euro. Il progetto ha come capofila il Comune di Pavia, in partnership con l'Università, alcuni collegi e associazioni studentesche ed è rivolto alla figura di “città universitaria”.

Pavia non si è dimostrata affatto una città universitaria in questa occasione. Gli Organizzatori esprimono il loro fermo dissenso.


Lunedì 22 settembre, nella sala consiliare del Comune di Pavia, veniva annunciato il grande risultato ottenuto dalla cittadina lombarda: primo posto nella graduatoria nazionale per il migliore progetto e la certezza di ricevere il sostanzioso cofinanziamento dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e del Ministero delle Politiche Giovanili. Uno dei motivi di tale risultato è stato certamente la partecipazione attiva di molte associazioni studentesche Pavesi, le quali hanno avuto molta voce in capitolo nella stesura del progetto (investendo complessivamente più di 30 mila euro e centinaia di ore di volontariato).
Giovedì 2 ottobre, alle 23.32 la prima iniziativa nell’ambito del progetto vincitore del bando, realizzata dalle stesse associazioni studentesche, viene bruscamente interrotta dall’intervento della Polizia Municipale. Il motivo è semplice quanto disarmante: a quell’ora un concerto in una zona periferica della città non può proseguire, nemmeno fino a mezzanotte.
Nella parte di progetto realizzato dai giovani pavesi, infatti, era previsto un evento di due giorni per accogliere gli studenti fuori sede che ogni anno, a migliaia, si trasferiscono in città. Per due giorni – il primo e il 2 ottobre – a partire dalle 10.00 del mattino e fino alle 18.00, le associazioni aderenti alla nascente rete UniOnPv, hanno allestito banchetti informativi in Università e distribuito il proprio materiale ai nuovi studenti arrivati a Pavia.

A partire dalle 22.30 in un circolo culturale situato al di fuori del centro storico (acquasumARTE) si dovevano svolgere due serate di musica e festa. Il tutto totalmente finanziato dalle associazioni stesse, nell’attesa che i finanziamenti ottenuti grazie al bando venissero erogati. I cittadini residenti nelle vicinanze del locale, però, hanno tollerato una sola serata di musica e hanno pregiudicato in larga parte la buona riuscita dell’iniziativa, inviando sul posto la Polizia Municipale a concerto appena cominciato. La seconda
performance musicale, infatti, ha avuto inizio alle 23.13 e si è conclusa soltanto una ventina di minuti dopo, a seguito dell’intervento delle forze dell’ordine.
Un’iniziativa proposta in partnership con il Comune, realizzata nell’ambito di un bando nazionale, finanziata dalle poche risorse delle associazioni studentesche, munita di tutte le autorizzazioni del caso, ha così fallito il suo obiettivo di coinvolgere i nuovi studenti, penalizzando ampiamente la credibilità degli organizzatori i quali hanno in programma, secondo il progetto, numerose altre iniziative.
Sensibili alle esigenze cittadine, gli organizzatori avevano optato per un locale al di fuori della cerchia delle mura spagnole, da sempre considerato perimetro ideale del centro storico.
Pare che l’intolleranza dei cittadini si sia ulteriormente inasprita, a spese, ancora una volta delle migliaia di studenti presenti a Pavia.
Visto l'impegno durante la complessa fase di progettazione e nell'organizzazione degli eventi previsti, i gruppi auspicano una maggiore collaborazione di tutti i partner per essere messi in condizione di svolgere fino in fondo le attività prefisse.
Il Comune e le istituzioni dovrebbero dimostrare con forza di governare una “città universitaria”, prerequisito fondamentale per tutte le realtà che hanno potuto accedere al bando emesso dall’ANCI.
Pavia non dimostra affatto di essere a misura di studente. Sembra mancare una mentalità radicata in grado di valorizzare i progetti realizzati dagli studenti stessi, considerati indubbiamente di valore ma poi non seguiti con la dovuta attenzione.
Non crediamo possibile investire ulteriormente, a meno di un cambio di rotta chiaro e deciso, il nostro tempo, le nostre risorse, le nostre energie e i fondi delle associazioni di cui facciamo parte, per proseguire un lavoro che non viene considerato una risorsa ma piuttosto un peso di cui liberarsi.


Firmato da UniOnPv - Rete delle Associazioni Studentesche Pavesi Fanno parte della Rete: Officina Multimediale Pavese; Erasmus Student Network Pavia; Rivista Kronstadt; Coordinamento per il Diritto allo Studio – Udu; Corale Universitaria Lorenzo Valla; Associazione Idee in Cantiere; Circolo Arci Radio Aut;
Inchiostro – il giornale degli studenti dell’Università di Pavia; Coro del Collegio Cairoli; Segretariato Italiano Studenti di Medicina .
postato da: enricobacciardi alle ore 09:58 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 04 luglio 2008
Me l'ero sempre chiesto.

languages2008
Va che c'è anche l'italiano... e i cinesi sono secondi nonostante il regime...
postato da: enricobacciardi alle ore 09:13 | Permalink | commenti
categoria:internet
mercoledì, 30 aprile 2008
Saranno cinque anni lunghissimi.

postato da: domsantoro alle ore 10:07 | Permalink | commenti (6)
categoria:politica, fatti agghiaccianti
mercoledì, 16 aprile 2008

Dopo 14 anni di sostanziale equilibrio, con le elezioni vinte dalla coalizione che riusciva a cooptare il maggior numero di partiti dal centro fino all'ala, lo spostamento a destra dell'elettorato italiano mi sembra chiaro e incontestabile.
Nelle scorse elezioni le due principali coalizioni avevano preso 19 milioni di voti a testa, in queste i partiti che vanno dalla Destra fino all'Udc hanno ricevuto circa venti milioni di voti, quelli che vanno dall'Idv fino all'estrema sinistra faticano ad arrivare ai sedici (i dati precisi li trovate qui e qui).

Cos'è che ha provocato questo squilibrio? Mi sembra ovvio: la performance del governo Prodi è stata indecente agli occhi degli italiani. Per quale motivo? Vediamo.

La sinistra, e per sinistra intendo quella sinistra socialdemocratica che, al di là degli artifici retorici, si propone di rappresentare il PD, è minoranza nel paese: ha circa un terzo dei voti.
Per com'era schierato l'elettorato italiano dopo la fine della prima repubblica l'unico modo per andare al governo immediatamente era quelle di costruire un'alleanza ampia ed eterogenea, che andasse dal centro fino all'estrema sinistra. L'uomo simbolo di questo progetto era Prodi.
L'ultima esperienza di governo ha dimostrato che il progetto era fallimentare, ed ha provocato questo grande spostamento a destra degli elettori e l'odierno trionfo di Berlusconi, un governante mediocre, che ha però avuto il merito di riuscire a federare la destra italiana in un insieme omogeneo e maturo, con un progetto di governo che per quanto ci possa risultare odioso è coerente e convincente agli occhi degli elettori di destra e non solo.

Berlusconi insomma è riuscito dove i vari superintelligenti come D'Alema hanno clamorosamente fallito.

Vincere le ultime elezioni per la sinistra, alla luce non solo dell'impopolarità del governo Prodi, ma del fallimento del progetto ultra-decennale di costruire un'alternativa di governo matura e coerente, era impossibile. Gli italiani non hanno punito la sinistra solo per i disastri di questa legislatura, ma anche per il ricordo dei tre governi che si sono succeduti negli anni 1996-2001.

Il progetto di Veltroni è di fare il pieno a sinistra e cercare di sfondare al centro, proponendosi però con un unico partito, un'unica faccia agli occhi degli italiani. Questo progetto passa inevitabilmente per lo svuotamento della sinistra più a sinistra (e in futuro, si spera, in un avanzamento al centro).
Può non piacere, ma le moderne democrazie bipolari funzionano così. L'astensionismo è alto e chi vota si tura il naso, ben sapendo che è preferibile avere una partito di cui si apprezza magari solo un terzo del programma, ma che quel terzo lo realizza, piuttosto di un altro ideologicamente duro e puro, ma che non ha possibilità alcuna di realizzare il proprio programma.

Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, mi spiace, il risultato è il governo Prodi. Intendiamoci, a me il governo Prodi non dispiaceva affatto, ma non era un governo in grado di durare e risultare convincente agli occhi degli italiani.

Non vi piacciono le moderne democrazie bipolari? Liberissimi di contestarle, figurati, abbasso il pensiero unico. Però a questo punto non capisco tutta questa voglia di stare in parlamento e governare, di far parte del sistema, del regime. Un partito di lotta e di governo non ha senso.

Si possono fare mille critiche a Veltroni, ma per i motivi giusti, non certo per non aver voluto ripresentare l'Unione.

Lui ha lanciato un progetto politico che innegabilmente ha prospettiva, e dal suo punto di vista e dal punto di vista degli elettori del PD (almeno la maggior parte) queste elezioni sono state un primo passo, doloroso ma inevitabile, da compiere.

La situazione è questa. Ognuno ne tragga le conseguenza che vuole.


(scusate il post contorto e zoppicante, era nato come un intervento in mailing-list)
postato da: domsantoro alle ore 16:28 | Permalink | commenti (8)
categoria:politica, futuro